Il Chiostro, n° 20

Published on July 31, 2026

Benvenuti e benvenute su Il Chiostro, la newsletter mensile rivolta alla comunità di alumnae e alumni della Scuola Normale, per rimanere in contatto con Pisa, condividere ricordi, conoscere i rispettivi traguardi e percorsi ed essere aggiornati/e sulle attività dell’Associazione Normalisti.

Il Chiostro è alla ricerca di collaboratori, anche occasionali! Se siete interessati/e, contattatemi all’indirizzo [email protected]

Se sei alla ricerca di collaboratori o collaboratrici, sentiti libero/a di contattarci: possiamo darti visibilità nei prossimi numeri di questa newsletter.

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In questo numero:
  • Ringraziamenti

  • Polemiche sotto l’ombrellone: le olimpiadi scientifiche

  • Notizie in breve da Pisa e Firenze


Ringraziamenti

Siamo arrivati al numero 20 della versione attuale di questa newsletter. 322 abbonati, 215 lettori/lettrici abituali, entrambi numeri in continua crescita. Sono onorato per questo risultato e il vostro supporto mi riempie di gratitudine.

Quando mi sono proposto per dirigere “Il Chiostro”, non avevo le idee molto chiare su ciò che questo avrebbe significato. Questa attività sembra essere tuttora un foglio bianco ancora tutto da scrivere, senza un’impalcatura ben delineata né obbiettivi precisi.

Questo implica un livello di libertà oltre ogni aspettativa, ma rischia di rendere il tutto dispersivo. L’assenza di un contatto diretto con il pubblico ci impedisce di capire che cosa interessa o può essere utile a voi, lettori e lettrici.

Finora ho avuto un atteggiamento “egoistico’’: ho di fatto scritto di cose che interessano a me, assumendo che potessero divertire o stuzzicare il prossimo. Ormai sono quasi 2 anni che sono lontano da Pisa; posso quindi aspettarmi che la produzione di “rendita’’ basata sulla mia esperienza Normalista non possa durare ancora molto.

Dove voglio andare a parare? Bella domanda. Sarò breve e incisivo.

Gente, ci serve feedback, altrimenti non si va da nessuna parte! Fateci sapere che cosa pensate di quello che scriviamo, soprattutto se non lo apprezzate! E se avete proposte, condividetele con noi! Non ho alcuna intenzione di rendere questa newsletter il mio blog personale, quindi, per favore, metteteci del vostro.

Sono certo che ne avremo modo di parlare anche il 17 di Ottobre durante il momento assembleare della Reunion 2026. Segnatevi la data e accorrete numerosi/e!

Ringraziandovi ancora per il vostro sostegno, vi auguro di trascorrere ottime vacanze estive.

Antonio


Disclaimer: le opinioni espresse nel seguente articolo appartengono al sottoscritto, Antonio Lombardi, non alla Scuola Normale Superiore né all’Associazione Normalisti.

Olimpiadi: una questione incompresa

Uno spettro si aggira per la Classe di Scienze: lo spettro delle olimpiadi scientifiche. Tutte le potenze della vecchia accademia si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo spettro.

Quale problematica relativa al concorso di ammissione non è stata ricondotta alle olimpiadi dai suoi avversari di governo?

Da questo fatto scaturiscono due specie di conclusioni.

Le olimpiadi sono di già riconosciute come potenza da tutti i professori in Normale.

È ormai tempo che gli olimpionici espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro delle olimpiadi una qualche forma di analisi razionale del fenomeno stesso.

Quindi, dopo aver macellato l’introduzione de “Il Manifesto” ed essermi inimicato un’intera parte politica, è finalmente giunta l’ora di tuffarci in uno dei dibattiti più spinosi all’interno della Classe di Scienze.

Che cavolo sono le olimpiadi scientifiche?

Mettiamo le consuete mani avanti e prendiamo la questione da lontano: le olimpiadi scientifiche, nella loro forma attuale, nascono nel blocco sovietico tra gli anni ‘50 e ‘60 (le prime olimpiadi internazionali di matematica sono organizzate in Romania, la prima controparte di fisica in Polonia). Quindi tutto meno che un parto del turbocapitalismo apolide.

Il blocco occidentale arriva tardi e si inserisce gradualmente nella macchina a partire dagli anni ‘70, con l’Italia che si unisce (per quanto riguarda fisica) solo nell’88 (uno dei primi due partecipanti, Pier Paolo Peirano, è alumno SNS).

L’idea alla base del progetto è semplice: sviluppare un sistema che metta gli alunni e le alunne al centro del processo di apprendimento, sfruttando la dimensione del gioco e la risoluzione di problemi di difficoltà crescente.

Durante queste gare, contrariamente alla concezione comune, l’obbiettivo primario non è tanto quello di battere qualche avversario, quanto la soddisfazione di riuscire ad affrontare e risolvere per conto proprio problemi difficili e nuovi.

Non è più un/a docente a spiegare per filo e per segno come un problema vada risolto; sta al/lla discente lo sbattere contro il muro del riconoscere di non sapere qualcosa (o come fare qualcosa) ed agire di conseguenza, ingegnandosi e studiando per conto proprio. C’è chi si spaventa e abbandona tutto subito; molti/e altri/e invece sviluppano una sana ossessione per questo tipo di attività, che porta all’inusuale proliferazione delle parole “nani’’ e ‘‘cavalieri’’ (non riferito alla piazza) nei locali del palazzo d’Ancona.

In pratica, sono la settimana enigmistica sotto steroidi; tanto che, per quanto riguarda la matematica, la macroarea a cui vengono ascritte è chiamata “matematica ricreativa” .

Perché cavolo lo stato italiano dovrebbe spendere soldi per finanziare una settimana enigmistica per secchioni?

Bella domanda, andiamolo a chiedere al secondo governo Prodi, che ha dato inizio alle danze del finanziamento pubblico per queste iniziative. Interpretando brutalmente il decreto legge di riferimento (per gli interessati link), lo si può riassumere così:

  • la scuola italiana è molto standardizzata e spinge verso una formazione completa e uniforme; quindi, non può sempre permettersi, per mancanza di risorse, di seguire anche coloro che, per motivi di interesse personale, vogliono spingersi oltre i confini dei programmi scolastici delle varie materie;

  • riconoscendo questo limite, cerca di compensarlo fornendo iniziative esterne che stimolino alunni e alunne a coltivare i propri interessi per conto proprio, distruggendo la diffusissima illusione che non esista nient’altro oltre ai programmi scolastici e che se hai 10 in matematica al liceo forse non sei molto lontano dal vincere la medaglia Fields. Le olimpiadi sono alcune di queste iniziative.

In tutto questo, quale sarebbe il problema per la SNS?

È presto detto. Attualmente, è statisticamente vicino ad essere impossibile vincere il concorso di ammissione alla Classe di Scienze se non si ha partecipato almeno una volta nel corso del proprio percorso scolastico ad una olimpiade scientifica.

In parole povere: siamo un nido di olimpionici.

Come mai?

Come si entra in Normale? Affrontando e risolvendo problemi al limite del possibile e, spesso, con argomenti distanti rispetto ai programmi scolastici. Chi verrà selezionato da questo sistema? Chi è già abituata/o da anni a perdere ore o giorni della propria vita davanti a un plico di fogli bianchi fino a raggiungere una soluzione o ad arrendersi ed andare a studiare l’argomento? Oppure chi ha seguito 70 seminari divulgativi sulla fisica delle particelle, ma non si è mai spinta/o oltre per capire cosa fare con le informazioni che ha provato a interiorizzare?

In pratica, la Scuola per la classe di Scienze non seleziona il talento, categoria di difficile definizione, né la passione, altrettanto difficilmente quantificabile. la Scuola seleziona l’interesse, la grinta, la dedizione e la determinazione dimostrata nel corso degli anni precedenti. L’atteggiamento di fronte alla parete impossibile da scalare. Un po’ come il test di selezione dei crittografi nel film “The Imitation Game”.

Perché potrebbe essere un problema?

L’obiezione più comune è legata alla diffusione delle gare sul territorio nazionale e all’impossibilità di partecipare da parte di tutti gli studenti italiani. Tuttavia, ogni istituto scolastico ha la possibilità di iscriversi gratuitamente alle competizioni; soprattutto per matematica, la stragrande maggioranza degli istituti lo fa, anche da zone periferiche come le isole minori o le comunità montane.

Un’obiezione che trovo più valida riguarda invece la barriera che potrebbe presentare il carattere di “gara“ di questi eventi, che potrebbe scoraggiare persone avverse a processi competitivi. Non ho nulla da contro-argomentare, è un problema reale a cui non ho mai visto presentate proposte di alternative adeguate. Mi permetto solo di dire che se una persona si sente respinta da queste competizioni ‘‘fasulle’’ alle superiori, difficilmente verrà attratta da una competizione vera e propria come il concorso di ammissione.

L’obiezione di gran lunga più pesante e ragionata riguarda invece il fatto che “chi fa le olimpiadi non impara la matematica o la fisica, ma solo a risolvere problemi specifici”. E su questo posso essere d’accordo. Tuttavia, lo stesso ragionamento si può applicare, a mio parere, all’intera struttura della scuola italiana, a patto di distinguere effetti diretti e indiretti: chi studia italiano a scuola saprà parafrasare qualche passo di Dante o Lepoardi, ma non sa nulla di filologia romanza; chi impara a memoria la formula per risolvere le equazioni di secondo grado non sa nulla di matematica.

Ma, perché la scuola (e le olimpiadi) funzionano? Perché poi entriamo in Normale e non siamo poi tanto scarsi/scarse come fisici/che, matematici/che, chimici/che e biologi/ghe veri/e e propri/ie? Perché non è risolvere i problemi in sè che conta, ma l’allenamento mentale a cui ti sei sottoposto/a. L’andare a cercare cose difficili da affrontare, il continuo senso di insoddisfazione di fronte alle proprie conoscenze e abilità del momento, il voler sempre scoprire qualcosa di più.

Non è forse questo atteggiamento, e non una qualche fantomatica qualità innata, quello che chiamiamo “merito”?

Se sono gli olimpionici a saturare i posti in SNS è per via dell’attuale assenza, in ambito scientifico, di attività alternative altrettanto efficaci per sviluppare tale mentalità.

Voi che ne pensate?


Notizie da Pisa (e Firenze)

Sono alla ricerca di nuovi/e inviati/e speciali da Pisa (o da Firenze) per “il Chiostro”, idealmente allievi/e ordinari/ie. Segnalateci eventi significativi o a cui volete dare spazio!

  • Continuano imperterriti i preparativi per la Reunion annuale del 17 Ottobre p.v.; Vasco Cavina, Elisa Guidi e Laura Costantin hanno quasi ultimato la lista degli speaker per l’evento mattutino; li renderemo pubblici prima possibile.

  • A metà aprile è mancato Antonio Chiffi (n. 1932), già allievo della SNS (1950-1954) in cui ha conseguito il Diploma di Licenza con 70/70 e lode (1954); nominato assistente ordinario alla cattedra di Analisi Matematica della Facoltà di Scienze della SNS il 16 dicembre 1957, ha tenuto per incarico l’insegnamento di Matematiche Complementari 1° corso presso la Classe di Scienze della SNS negli a.a. 1956-57, 1957-58, 1958-59.

    Conseguita la libera docenza in Analisi Matematica nel 1962, sarà poi professore straordinario di Analisi Matematica all’Univ. di Messina dal 1. 2. 1965 e quindi all’univ. di Padova dal 1966; promosso prof. ordinario di Analisi Matematica (1968).

    Esprimo le mie più sentite condoglianze a chiunque lo ricordi con affetto e ringrazio il Prof. Carlo Minnaja per la segnalazione.


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Il Chiostro è una newsletter di informazione dell’Associazione Normalisti. Alla realizzazione di questo numero hanno contribuito: Carlo Minnaja e Antonio Lombardi.

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