Il Chiostro, n° 8

Published on July 31, 2025

Benvenuti e benvenute su Il Chiostro, la newsletter mensile rivolta alla comunità di alumnae e alumni della Scuola Normale, per rimanere in contatto con Pisa, condividere ricordi, conoscere i rispettivi traguardi e percorsi ed essere aggiornati/e sulle attività dell’Associazione Normalisti.

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In questo numero:
  • Un’intervista esclusiva a Carolina Pini

  • La Delibera del Senato Accademico della SNS sulla situazione a Gaza

  • La Reunion annuale del 25 Ottobre 2025 si avvicina!


Intervista a Carolina Pini

Per aprire questo secondo numero, abbiamo deciso di intervistare un ex-alunna della Scuola, Carolina Pini.

Carolina Pini è nata a Firenze nel 1988. Dopo aver conseguito la laurea in “Studi Italiani” presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera, ha conseguito il dottorato di ricerca alla Scuola Normale Superiore di Pisa con una tesi su Giovan Battista Gelli e la ricezione di Dante nel Cinquecento fiorentino. Con il ruolo di centrocampista, è stata un ex calciatrice professionista, facendo parte della rosa della nazionale italiana che ha partecipato ai campionati europei nel 2009. Attualmente è direttrice del dipartimento di lingue romanze alla Volkshochschule di Monaco di Baviera.

Al Chiostro ha raccontato le tappe della sua carriera, segnata dall’indelebile ricordo e insegnamento degli anni in Normale.

Come si descriverebbe in poche parole facendo riferimento, per esempio, anche alla sua più recente posizione lavorativa o interesse accademico?

Mi descriverei come una persona sostanzialmente positiva, empatica e tenace con buona capacità organizzativa. Questa è anche un po’ parte del mio lavoro (sono direttrice del dipartimento di lingue romanze alla Volkshochschule di Monaco di Baviera), ovvero quello di avere contatto con tante persone, programmare corsi ed eventi in base alla richiesta, adattare i formati in base alle esigenze del momento. Ecco direi che sono una persona che cerca di adattarsi all’ambiente in cui vive e lavora.

Qual è stata l’esperienza lavorativa più significativa per lei, quella in cui crede di essersi realizzata maggiormente o da cui le sono derivate maggiori soddisfazioni?

A livello accademico la soddisfazione più grande è stato entrare alla Scuola Normale e riuscire a portare a termine il mio percorso di dottorato. Alla SNS mi sono sentita spesso un pesce fuor d’acqua – circondata da persone molto più preparate di me – ma questa esperienza mi ha mostrato anche quante possibilità dà una scuola d’élite come la SNS. Per me è stato molto significativo entrare in Normale e passarci 3-4 anni della mia vita.

Cosa l’ha spinta a intraprendere la sua carriera? Ci sono state difficoltà particolari che ha dovuto superare, soprattutto all’inizio?

L’esperienza lavorativa che è stata anche la svolta nella mia carriera è stata quella dell’insegnamento dell’italiano a stranieri. Un’esperienza avvenuta inaspettatamente seguendo un po’ per caso il corso per ottenere la certificazione Ditals dell’Università per stranieri di Siena (che servono a certificare le competenze didattiche nell’insegnamento dell’italiano a stranieri) proposto a quel tempo dall’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera. Un corso curriculare seguito per curiosità.

Una sfida che è poi diventata la mia passione più grande. Da quelle certificazioni sono passata ad insegnare l’italiano in tre diverse università di Monaco di Baviera. Attualmente dirigo il dipartimento di lingue romanze nell’istituto (Münchner Volkshochschule) per cui lavoro e sono consulente per una casa editrice tedesca che si occupa di manuali per l’insegnamento di lingue straniere in paesi germanofoni.

Detto questo, più che chiamarla “carriera” mi piace vederla di più come “percorso”. Faccio un esempio. A me piace tanto andare in montagna, fare trekking. La montagna insegna che ognuno percorre un proprio itinerario, ci sono diversi possibili tracciati da poter seguire, con più o meno difficoltà in base alle caratteristiche di ciascuno. E ognuno ha un obiettivo diverso. Ecco, per me il “percorso” lavorativo è un po’ lo stesso. E sono le esperienze durante questo cammino che forgiano il carattere e il futuro dei viandanti. Mi piace vedere il mio percorso così, uno splendido e faticoso atto fisico e mentale, con scorci bellissimi. Detto questo, le difficoltà quando si inizia qualcosa di nuovo ci sono sempre. Bisogna avere la capacità di adattarsi e saper aprirsi a qualcosa che non conosciamo.

C’è stata una circostanza particolare (un incontro, una scelta, un’esperienza, un consiglio) e/o un aspetto del suo modo di essere che crede sia stato determinante nel suo percorso?

Sicuramente lo sport (sono una ex-calciatrice professionista) è stato fondamentale nella mia vita. Lo sport mi ha insegnato che non bisogna mai mollare ma provarci e riprovarci sempre. Che con dedizione e lavoro gli obiettivi si raggiungono. Lo sport mi ha insegnato che bisogna sempre avere rispetto di e per tutti. Che bisogna spesso uscire dalla zona di confort che conosciamo. Ecco un aspetto del mio modo di essere che mi ha aiutata nel mio percorso è forse proprio questo. Non sono mai stata la studentessa modello ma ho sempre cercato di capire, adattarmi, trovare strategie per proseguire e raggiungere l’obiettivo prefissato. Forse alle volte gli incontri negativi, quelli che ti fanno sentire poco adatto, sono quelli che alla fine aiutano a rafforzare il carattere. Se avessi ascoltato i pareri negativi non avrei mai giocato a calcio, non sarei mai arrivata in Nazionale, non avrei mai iniziato l’università e finito il percorso di dottorato. I pareri negativi sono stati in qualche modo carburante per il mio motore, non dargliela vinta è stato determinante. Però attenzione, non dico che gli incontri negativi siano un aspetto positivo. Ciascuno è diverso e molte volte queste esperienze si trasformano in veri e propri traumi.

Io poi devo essere sincera, sono stata davvero fortunata perché durante il mio percorso ho incontrato tante persone davvero speciali. Potrei citarne molte, ci tengo a farlo in maniera esplicita in due casi: il prof. Mehltretter di Monaco di Baviera che ha saputo cogliere i miei lati migliori, così come Andrea Torre alla SNS, che ha saputo vedere la mia persona, prima del mio sapere e delle mie competenze.

Come ha influito la Normale (inclusi gli incontri fatti, le esperienze vissute, le competenze acquisite, etc.) sulla sua vita e attività lavorativa? Ha qualche ricordo o aneddoto di quel periodo che le piacerebbe condividere?

La Normale è stata qualcosa di molto molto speciale per me. La Normale ti forgia, nel bene e nel male, e io tutto sommato ho un bel ricordo. Soprattutto delle persone conosciute, compagni di corsi, e con cui ancora oggi ho contatto. La Normale mi è stata fatta conoscere da Fabien Kunz-Vitali e Paolo Gervasi, al tempo dottorandi quando io ancora studiavo in triennale, i quali mi hanno aperto gli occhi su questa grande scuola.

Così come il rapporto con alcuni professori, Lina Bolzoni e soprattutto Andrea Torre, senza il quale probabilmente non avrei portato a termine il mio percorso di dottorato. È stato un privilegio per me poter avere a che fare con persone del genere, grandi esperti ma allo stesso tempo persone umanamente uniche.

Ha incontrato molta competizione durante il suo percorso? Se sì, come l’ha gestita?

Io mi sono formata all’estero e quando sono arrivata in Normale sono rimasta stupita. In effetti la competizione alla Normale si percepisce molto, specie nei normalisti di formazione. E questo io da “esterna” l’ho trovato buffo ma allo stesso modo anche molto triste. Il concorrere esiste nel mondo, non solo lavorativo, ma non dovrebbe essere così sviluppato negli anni in cui ci si forgia, negli anni accademici in cui il dialogo è fondamentale. Il peso della competizione l’ho percepito molto e l’ho trovato poco sano. Alcuni studenti si sentivano in “dovere” di ricevere di più perché si ritenevano più bravi. Questo concetto l’ho trovato molto deludente, della serie “io voglio andare avanti e lo faccio a qualsiasi costo anche a discapito tuo se occorre”. Per me bisogna essere leali e capire che quando si condivide si può avere tutti qualcosa e anzi, trarne profitto. Si cresce dal dialogo con gli altri.

Ecco, tutto però in qualche modo aiuta a capire un pezzettino in più le persone, le vite, la civiltà. Anche esperienze del genere aiutano a formarsi.

Ha dei rimpianti pensando alla sua carriera? Ci sono problemi, progetti, interessi o collaborazioni ai quali avrebbe voluto dedicarsi ma che ancora non è riuscito ad approfondire e che magari le piacerebbe sviluppare in futuro?

Non sono mai stata l’accademica per eccellenza, come detto già in precedenza. Anzi, ho avuto molti compagni sotto questo punto più bravi di me!

Il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di entrare in università come docente e trasmettere la mia passione, cercando di divulgare le discipline umanistiche in una prospettiva più moderna, rivòlta al futuro e alle nuove necessità. Purtroppo la carriera accademica non dà sicurezze, è una strada difficile da percorrere con tante insidie e che costa tanta energia e pazienza. Al di là delle mie competenze, come detto, probabilmente non all’altezza, forse non ho avuto abbastanza forza e convinzione di provarci. Quindi davanti ad un bivio, mi sono guardata intorno e ho scelto quella che mi pareva la strada più adatta a me, quella di “uscire” dal mondo accademico. La passione per l’insegnamento però mi è rimasta.

Da dove trae nuovi stimoli e nuove idee per il suo lavoro e come sceglie le tematiche e i problemi cui dedicarsi?

Le fonti per nuovi stimoli e nuove idee sono molteplici. Di base mi informo sui temi e trend del momento attraverso diversi canali (quotidiani, tv, podcast, social network ecc.) ma anche e soprattutto attraverso continuo dialogo con colleghi in Germania, in Italia e all’estero così come con gli insegnanti dei nostri corsi (attualmente nel mio dipartimento gestisco circa 150 docenti). Il dialogo è il foglio bianco su cui prendere appunti. Da un’idea grezza poi si cerca di capire la fattibilità del progetto, la durata, i costi e soprattutto l’obiettivo finale.

In che direzione pensa stiano andando l’università e la ricerca scientifica italiane? Quali pensa che siano i loro punti di forza e di debolezza, anche rispetto alle altre realtà internazionali che ha avuto modo di conoscere? Tornerebbe in Italia?

L’accademia italiana è una scuola di baroni. Questa forse è stata la differenza sostanzialmente più grande che ho notato con altre realtà. Il potere che esercitano volontariamente e involontariamente i professori con cattedra è disarmante. Poi, è vero che tutto il mondo è paese e che ovviamente anche in altre realtà si incontrano situazioni analoghe. Va aggiunto – e questo lo dico con molto orgoglio – che in Italia c’è tantissima qualità! Abbiamo ricercatori e professori eccellenti che non vengono messi nelle condizioni di poter lavorare in un certo modo. Il livello, come detto, è altissimo e questo ce lo invidiano in tutto il mondo. Un altro grande problema – che però non riguarda solo l’Italia – è quello di pensare e dare peso sempre più alle discipline „spendibili“ e tagliare fondi a materie e studi che non producono profitto monetario. Questo problema lo stiamo riscontrando molto in Germania dove purtoppo nelle università vengono tagliate sempre di più le discipline umanistiche, viste come studi poco utili. Tornare in Italia? Attualmente non la vedo come vera opzione e devo dire la verità, sono molto contenta e mi trovo molto bene in Germania. Poi, mai dire mai.

C’è qualche personaggio, anche non più in vita, che le piacerebbe incontrare e perché? Cosa gli chiederebbe?

Mi piacerebbe tantissimo incontrare i personaggi dei miei studi e capire che persone erano, come si muovevano, come parlavano, come gesticolavano. Il linguaggio del corpo per me è un aspetto molto importante nella comunicazione. Su tutti mi piacerebbe incontrare i letterati e artisti del Rinascimento.

C’è qualche consiglio che darebbe a un giovane normalista su come muoversi nel mondo di oggi? A cosa prestare particolare attenzione, e da cosa non farsi distrarre? C’è qualche lettura, spettacolo, film, attività, etc. che è stata importante per lei e che gli consiglierebbe?

L’interdisciplinarità è stata fondamentale per me. E consiglio a tutti in questo senso di uscire dagli schemi e guardarsi intorno. Consiglio a chiunque di allargare i pronti orizzonti e confrontarsi con discipline, mondi e persone diverse.

Nel mio caso un corso seguito per caso mi ha portato ad avere l’incarico che ricopro oggi. Quindi evviva la curiosità e il perdersi (anche) in distrazioni.

E un consiglio che mi piacerebbe dare è quello di pensare più in grande e non solo a sé stessi – ritornando al discorso affrontato in precedenza. La condivisione è un bene preziosissimo.


Notizie in breve da Pisa

  • Il Senato Accademico della Scuola Normale Superiore constata con dolore e preoccupazione la catastrofe umanitaria e il peggioramento continuo delle condizioni del popolo palestinese, rilevando l’aggravarsi di pesanti e sistematiche forme di oppressione, discriminazione e violazione del diritto internazionale umanitario a danno della popolazione civile nella striscia di Gaza e in Cisgiordania e la pressoché totale distruzione delle infrastrutture sanitarie, scolastiche e universitarie nella striscia di Gaza.

    Di fronte all’attuazione di queste gravi e sistematiche violazioni del diritto internazionale, nonché al perdurare della detenzione degli ostaggi dal 7 ottobre 2023, la comunità accademica della Normale ha già espresso e ribadisce ora la sua chiara, ferma e unanime condanna.

    continua a leggere su: https://normalenews.sns.it/mozione-deliberata-dal-senato-accademico-il-22-luglio-2025


    Aggiornamenti sulle attività dell’Associazione

  • Procede l’organizzazione della prossima Reunion annuale prevista per il 25 Ottobre 2025, con l’avvicinarsi della data occorre iniziare a raccogliere le conferme di partecipazione, in modo da predisporre al meglio il supporto logistico, fateci sapere cosa avete deciso!

  • Sono in fase di organizzazione gli eventi locali di Milano e Roma, se siete spesso da quelle parti e non siete ancora stati contattati, scriveteci e vi metteremo in contatto con gli organizzatori (ci sono già decine di partecipanti confermati!)

  • Il mese scorso abbiamo scritto a tutti gli allievi della Scuola ricordando la disponibilità del servizio di mentoring offerto dall’Associazione, e sottolineato l’enorme valore potenziale di questa opportunità. Tutti gli allievi che ci hanno contattato a seguito di questo remainder sono stati messi in contatto con i Mentor richiesti, ne approfittiamo per ringraziare tutte le persone che hanno dato la loro disponibilità.

  • Sempre il mese scorso abbiamo messo in contatto alcuni studenti dell’ultimo anno di liceo (che ci avevano contattato allo scopo) con degli allievi in corso, per scambiare qualche consiglio su come affrontare al meglio l’esame di ammissione. Se avete proposte su come l’Associazione possa fare di più in questo ambito fateci sapere!

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Il Chiostro è una newsletter di informazione dell’Associazione Normalisti. Alla realizzazione di questo numero hanno collaborato: Alessio de Giuseppe, Laura Costantin, Lorenza Graglia, Marco Ioffredi, Alessandro Maserati, Giovanni Zagni.